Università degli Studi di Napoli "Parthenope"

12
Settembre
2018

L'Università Parthenope partecipa, insieme all'Università del Montenegro, al Progetto di riconversione fanghi rossi: da inquinante a risorsa

Mercoledì, Settembre 12, 2018

Il progetto, dal titolo inglese “Valorization of red mud waste in the sustainable production of advanced geopolymer components”, si inserisce nell'ambito dell'accordo scientifico e tecnologico tra il governo del Montenegro e il governo della Repubblica italiana, firmato a Podgorica il 26 settembre 2013 ed entrato in vigore il 19 febbraio 2018.
Il progetto è coordinato dal prof. Claudio Ferone del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Napoli Parthenope e dal prof. Mira Vukcevic, preside della Facoltà di Metallurgia e Tecnologia dell’Università del Montenegro .
Testo in read more: In particolare, il progetto è stato selezionato ed ammesso al finanziamento come progetto di Grande Rilevanza nel primo programma esecutivo di Cooperazione tecnologica per gli anni 2018/2020. Il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai progetti bilaterali di "Grande Rilevanza" è inteso come cofinanziamento e pertanto l’Università Parthenope fornirà un contributo finanziario significativo.
Nello specifico, le attività di ricerca sono rivolte alla valorizzazione dei “fanghi rossi” derivanti dal trattamento della Bauxite per la produzione industriale di allumina secondo il processo Bayer. Tali fanghi rappresentano un problema ambientale gravissimo per i Balcani Occidentali, basta ricordare la vasta eco mondiale che ebbe l’incidente avvenuto in Ungheria nel 2010, quando 700.000 metri cubi di fango, fortemente alcalino, si riversarono nel Danubio, provocando perdite umane e danni ambientali gravissimi. Si pensi che in un solo un bacino nelle vicinanze di Podgorica, la capitale del Montenegro, sono attualmente stoccate più di 6.000 tonnellate di questo rifiuto industriale.
Il progetto si propone di trasformare tale rifiuto in una risorsa, sfruttando l’elevata alcalinità, che lo contraddistingue e ne determina la pericolosità, attraverso un metodo noto come “attivazione alcalina” o “geopolimerizzazione” e produrre manufatti commercializzabili.